La scoperta dell'artista

La firma di Tomaso

Per molto tempo la memoria di Tomaso da Modena è stata affidata alle sottoscrizioni che l’artista appose al famoso ciclo di affreschi della Sala del Capitolo di San Nicolò  a Treviso e a quelle presenti nel dittico e nel trittico di Karlstein, che suscitarono molti dubbi sulla sua origine.

Dittico di Karlstein Trittico di Karlstein

L'interesse nei confronti di questo artista si sviluppò nel Seicento con l’erudito trevigiano Bartolomeo Burchelati, che, affascinato dagli affreschi del Ciclo dei Domenicani, iniziò ad indagare su Tomaso da Modena; crebbe ulteriormente nel Settecento con Chrétien de Mechel (cfr.: Mechel p. 229) che, soffermandosi sul dittico e trittico di Karlstein, interpretò, errando, “Mutina” come “Mauthen” o “Mutterdorf”, attribuendo dunque all’artista un’origine boema, e con il Tiraboschi (cfr.: Tiraboschi pp. 481-84) che invece individuò correttamente l’origine modenese. Nell’Ottocento si svilupparono nuove interpretazioni sull’artista tra le quali quella sbagliata del Federici (cfr.: Federici pp. 51-59) che assegnò a Tomaso da Modena natali trevigiani e appartenenza ad una famiglia di Modena.
Furono dunque di fondamentale importanza, per chiarire il luogo di nascita di Tomaso, i documenti rinvenuti nei primi anni del Novecento nell’archivio di Modena dal Vicini e Bertoni (cfr.: Bertoni-Vicini 1904 pp. 141-77; 1917 p. 350) e nell’archivio di Treviso dal Bampo e Biscaro. (cfr.: Bampo, ms.1410; Biscaro pp. 5 e 8 n. 26 e 27).

Si tratta per lo più di atti notarili (cfr.: Gibbs  pp. 128-135 e Menegazzi pp. 9-10) sche, attestando la presenza dell’artista ora a Modena ora a Treviso, hanno consentito di ricostruire una minima biografia.

Notizie sulla vita

Tomaso nacque a Modena intorno al 1325/1326 da Barisino Barisini, pittore e notaio e da Pellegrina di Maestro Nicolò, barbiere di Bergamo; si allontanò dalla sua città nel febbraio del 1346, anno che vide pure il trasferimento del fratello Benedetto e della moglie Agnese Mignoti a Treviso, dove abitarono in contrada Cornarotta, vicino al Duomo, come attesta un documento del 17 marzo del 1347.
Tomaso da Modena, dopo aver viaggiato per un po’ di tempo, su invito del fratello, che vedeva probabilmente nella nuova città grandi opportunità di lavoro, si stabilì a Treviso nel 1348, anno in cui sia la cognata che il fratello morirono.
E’ del 3 gennaio del 1349 un importante atto notarile che attesta dapprima la sua presenza a Modena per sbrigare una questione sull’eredità di Agnese Mignoti, , in secondo luogo che era “maggiore di diciotto anni e minore di venticinque” ed infine che risiedeva da un po’ di tempo a Treviso. (Modena, Archivio di Stato, Archivio Notarile, Memoriali, 113, n. 39)

"Giovanna del fu Francesco detto Cichino Mignoti del quartiere di S. Eufemia e Tomaso del fu maestro Barisino che attualmente ha la sua residenza nella città di Treviso ("Thomax filius quondam magistri Barixini … qui nunc moratur in dicta civitate Trivixii"), entrambi maggiori di 18 anni ma minori di venticinque, con il consenso del loro procuratore Pietro del fu Gerardo da Bazzano, calzolaio del quartiere di S. Maria delle Asse, nominano loro arbitri Giacomino da Corte e Bonifacio da Morano per una controversia sorta fra loro a motivo dell’eredità di Agnese, sorella di Giovanna e moglie di Benedetto del fu maestro Barisino, fratello di Tomaso, morto da poco a Treviso. Giovanna sosteneva infatti di essere erede ab intestato della sorella, mentre Tomaso affermava che questa aveva nominato erede il marito Benedetto, del quale egli era a sua volta erede. L’atto si svolge nel Palazzo del Comune di Modena, alla presenza dei notai Andrea da Fantanaluccia e Giovanni Testacalvari ed è rogato dal notaio Facino Zanilini".

Altri documenti testimoniano che il suo soggiorno nella città natale durò fino al 6 giugno dello stesso anno quando intervenne in veste di testimone, a un atto rogato presso la chiesa di San Vito di Treviso, con il pittore Stefano di Benedetto da Ferrara. (Treviso, Archivio di Stato, Archivio Notarile, Busta 94, Atti Giacomo da Lancenigo, Libro P, alla data:)

"Prete Giovanni, rettore della chiesa di S. Vito di Treviso, e Antonio di Pietro da Monigo, commissari testamentari di Giovanni del fu Pellegrino da Farra, anche a nome di Marco da Venezia, speziale, danno esecuzione a un legato a favore di Caterina e Cristina, figlie di Michele Solario della contrada di S. Vito. L’atto si svolge nella chiesa di S. Vito di Treviso; vi assistono, fra gli altri, Zannino del fu Provinciale Boti da Pavia, i pittori Tomaso del fu maestro Parisio (sic) da Modena e Stefano del fu Benedetto da Ferrara ("Tomaso de Mutina quondam magistri Parisii, Stephano de Feraria quondam ser Benedicti pintoribus"), prete Pietro prebendato nella chiesa di S. Vito e il Diacono Gabriele di Bongiovanni da Treviso)."

 Poiché spesso, intorno agli anni 1350-1354, fu chiamato come testimone nella contrada di San Vito, ciò ha fatto pensare che egli vivesse vicino alla chiesa (Treviso, Archivio di Stato, Archivio Notarile, Busta 119, Atti Zannino da Caonada, Quaderno delle abbreviazioni n. 3, alla data; Treviso, Archivio di Stato, Archivio Notarile, Busta 73, Atti Bartolomeo della Motta, Quaderno delle abbreviazioni 1351-1353, alla data; Treviso, Archivio di Stato, Archivio Notarile, Busta 81, Atti Biachino da Arena, fascicolo VII, alla data; Treviso, Archivio di Stato, Archivio Notarile, Busta 81, Atti Biachino da Arena, fascicolo X, alla data).
Non si sa con precisione quanto durò il soggiorno di Tomaso, certo è che nel 1360 era a Modena dove si sposava con la modenese Catalina, figlia di un notaio, da cui ebbe un figlio di nome Bonifacio.
L’ultimo documento ove compare il nome dell’artista è del 9 marzo 1368 (Modena, Archivio di Stato, Archivio notarile, Memoriali, II, 210); nel 1379 l’artista doveva essere già morto poiché non compare in un atto dove il figlio si impegna con la madre per la restituzione della dote che essa aveva portato in matrimonio.