Musica

Nel Medioevo la musica svolgeva un ruolo importante nelle cerimonie e nei servizi religiosi. La musica religiosa consisteva di solito nel canto di semplici melodie o arie, il cosiddetto canto piano o fermo. I monaci componevano melodie in canto piano e le scrivevano su libri ricchi di decorazioni raffinate, custoditi ora in monasteri di tutta Europa. Un esempio di questo tipo di canto piano è il canto gregoriano, cantato per lo più da un coro senza l’accompagnamento strumentale. Verso la fine del IX secolo i compositori cominciarono a comporre melodie di due o più righe, cioè delle polifonie che venivano impiegate non solo per un uso religioso ma anche per divertire, come ci ricordano i menestrelli, che di paese in paese andavano cantando e suonando. All’inizio del XIV secolo alcuni compositori come ad esempio Guillaume de Machant (1300-1377 circa) cominciarono a scrivere una musica con ritmi più complessi e nuove melodie tanto che si venne delineando un nuovo stile chiamato “ars nova” vale a dire nuova arte. Non si deve poi dimenticare che è proprio del Medioevo l’attuale modo di scrivere la musica. All’inizio si mettevano dei segni sopra le parole per indicare ai cantanti che cosa cantare, poi furono messi su righe. Ogni riga e ogni spazio tra le righe indicano una nota diversa. In Italia nuclei di polifonie sacre si costituirono molto tardi, forse per la forte persistenza del cantus planus. Figura fondamentale fu quella del cantor che doveva soprintendere alla formazione dei cantori e alle esecuzioni durante le cerimonie sacre. A Treviso la nomina dei cantores avvenne nel 1343. Gli strumenti musicali allora usati erano per lo più i flauti, i tromboni, i liuti, i tamburi.)